AI e lavoro IT: quali profili crescono, quali scompaiono e come gestire il cambiamento
Tema ricorrente, contesto nuovo
Negli ultimi mesi il settore tech è tornato a parlare di layoff. Il tema non è nuovo, ma il contesto sì. Sempre più spesso, infatti, queste iniziative vengono accompagnate da una motivazione precisa: maggiore efficienza grazie all’intelligenza artificiale.
Ma attenzione: l’AI non elimina il lavoro IT, elimina chi non evolve!
In qualità di Head Hunter IT, da osservatori privilegiati del settore, in quest’articolo proviamo a dare il nostro punto di vista sull’impatto dell’AI nel mercato del lavoro IT.
Alcuni esempi reali
Aziende come Google, Amazon, Meta e Microsoft hanno avviato riorganizzazioni importanti. In alcuni casi si tratta di interventi mirati, in altri di riduzioni più ampie. In tutti, però, emerge un elemento comune: spostare risorse e investimenti verso AI e automazione.
I numeri aiutano a capire la portata del fenomeno. Tra il 2023 e il 2025 il settore ha registrato oltre 400.000 tagli complessivi. Solo nel 2025 si sono superati i 100.000. E il 2026 non sembra invertire la rotta, con circa 90.000 persone coinvolte già nei primi mesi.
Entrando nel dettaglio, Meta ha annunciato circa 8.000 esuberi, pari a circa il 10% della workforce. Microsoft, in alcune divisioni, ha avviato piani che arrivano fino al 7% del personale. In entrambi i casi, il collegamento con gli investimenti in AI è stato esplicitato. Nel primo trimestre del 2026 si stimano quasi 80.000 licenziamenti nel tech e una quota significativa viene ricondotta proprio all’introduzione dell’intelligenza artificiale.
Anche in Europa si osservano segnali analoghi. Aziende come Accenture e Telefónica hanno avviato piani di riduzione rilevanti, spesso inseriti in programmi più ampi di trasformazione digitale. Team più snelli. Maggiore attenzione ai costi. E una crescente selettività nelle nuove assunzioni.
Cosa ci aspetta?
In questo scenario, è normale che molti professionisti IT inizino a interrogarsi. L’AI è davvero una minaccia per il lavoro? Oppure siamo di fronte a un cambiamento più profondo, che riguarda il modo stesso in cui il lavoro tech viene organizzato e valorizzato?
Come osservatori diretti del mercato dell’information technology, proviamo a dare una lettura e qualche indicazione concreta, per le aziende e per i candidati.
Gli effetti dell’AI sul mondo del lavoro IT
L’intelligenza artificiale sta impattando in modo profondo sulla struttura del lavoro IT, ma non con una logica lineare.
Non si tratta semplicemente di sostituire persone con tecnologia: l’AI agisce sulla composizione delle attività, ridisegnando cosa ha valore e cosa no all’interno dei ruoli. Alcune componenti vengono automatizzate, altre amplificate, altre ancora emergono ex novo. Il risultato è una trasformazione sistemica che impatta competenze, seniority richiesta e modelli organizzativi.
1. Automazione delle attività a basso valore
L’AI è particolarmente efficace nell’automatizzare attività standardizzabili: generazione di codice ripetitivo, testing manuale, debugging di base, produzione di documentazione e reporting. Queste attività, che in passato occupavano una parte significativa del tempo operativo, vengono progressivamente assorbite da tool sempre più evoluti.
Questo comporta una riduzione del valore percepito delle attività esecutive e una minore necessità di risorse dedicate esclusivamente a questo tipo di task.
2. Aumento della produttività individuale
L’introduzione di strumenti AI (copilot, generatori di codice, automazione dei workflow) consente ai professionisti IT di aumentare sensibilmente la propria produttività. Uno sviluppatore oggi può produrre più codice, con maggiore velocità e qualità, rispetto a pochi anni fa.
Per le aziende questo si traduce in una maggiore efficienza, ma anche in una revisione dei dimensionamenti dei team: a parità di output, servono meno risorse, ma con competenze più elevate.
3. Spostamento del valore verso competenze “alte”
Con la riduzione del peso delle attività esecutive, il valore si sposta verso competenze più complesse: architettura, progettazione di sistemi, integrazione tra tecnologie, gestione della complessità.
Le aziende, a nostro avviso, cercano sempre più profili in grado di prendere decisioni, non solo di eseguire task. Questo rafforza il posizionamento dei profili senior e rende meno sostenibili i modelli basati su grandi team operativi.
4. Riduzione della domanda di profili junior
Uno degli effetti più evidenti riguarda la contrazione delle opportunità per profili entry-level. In passato, molte attività operative erano funzionali anche alla formazione dei junior; oggi una parte di questo “apprendimento sul campo” viene sostituita dall’AI.
Le aziende tenderanno quindi a ridurre l’inserimento di figure junior, privilegiando profili già autonomi e in grado di generare valore immediato.
5. Nascita di nuovi ruoli e specializzazioni
Parallelamente alla riduzione di alcune attività, emergono nuovi ruoli legati all’AI: machine learning engineer, specialisti MLOps, figure di AI governance ed etica AI.
Si tratta di profili ancora relativamente scarsi sul mercato, ma con una domanda in forte crescita. Questo crea nuove opportunità, soprattutto per chi è in grado di posizionarsi rapidamente su queste competenze.
6. Centralità della data governance
L’AI è tanto efficace quanto lo sono i dati su cui si basa. Per questo motivo cresce l’importanza di ruoli legati alla gestione del dato: data engineer, data architect, data governance specialist.
Le aziende dovranno garantire qualità, tracciabilità e disponibilità dei dati, trasformando la data governance da funzione di supporto a leva strategica.
7. Rafforzamento di sicurezza e compliance
L’adozione dell’AI introduce nuovi rischi: attacchi più sofisticati, uso improprio dei dati, problemi di bias e trasparenza. Di conseguenza, aumentano gli investimenti in cybersecurity e compliance.
Ruoli come CISO, DPO e specialisti di risk management diventano centrali, anche alla luce delle nuove normative (come l’AI Act). La sicurezza non è più un layer separato, ma un elemento integrato nello sviluppo.
Come gestire il cambiamento
L’impatto dell’AI non è un fenomeno temporaneo, ma una trasformazione strutturale. La differenza, oggi, non la fa tanto l’esposizione alla tecnologia, quanto la capacità di governarla.
Questo vale sia per le aziende sia per i professionisti: chi adotta un approccio passivo subisce il cambiamento, chi lo interpreta in modo strategico ne trae vantaggio.
Per le aziende: integrare AI e capitale umano
Per molte organizzazioni la prima reazione è stata o potrebbe essere difensiva: riduzione dei costi, taglio dei team, maggiore efficienza operativa. È un passaggio comprensibile, ma insufficiente nel medio periodo. Il vero tema non è “fare di più con meno”, ma fare meglio con un modello diverso.
Le aziende più mature probabilmente lavoreranno su tre direttrici:
- Reskilling mirato: non formazione generica sull’AI, ma upskilling concreto sui ruoli chiave.
- Ridefinizione dei job framework: aggiornamento delle job description e delle aspettative di ruolo.
- Integrazione AI nei processi core: sviluppo, testing, operation, decision making.
Un esempio tipico riguarda i team di sviluppo: invece di ridurre semplicemente il numero di developer, alcune aziende stanno ridisegnando il team, mantenendo meno risorse ma più senior, affiancate da tool AI e con maggiore responsabilità su architettura e qualità.
Allo stesso modo, lato data, le organizzazioni stanno investendo su data governance e data engineering, consapevoli che senza una base dati solida l’AI non genera valore reale.
Il punto chiave: l’AI non sostituisce il talento, ma ne cambia il mix. Serve maggiore selettività e maggiore profondità.
Per i professionisti IT: riposizionarsi, non resistere
Dal lato dei professionisti, il rischio principale è interpretare l’AI come una minaccia da evitare, invece che come uno strumento da integrare.
Il cambiamento richiede un’evoluzione del proprio posizionamento, non solo delle competenze tecniche.
Le leve principali sono:
- Adottare l’AI come leva quotidiana: non basta conoscerla, bisogna usarla in modo operativo nel proprio lavoro.
- Spostarsi verso attività a maggiore impatto: meno execution, più progettazione e decisione.
- Costruire competenze trasversali: capacità di dialogo con il business, visione sistemica, ownership.
Un esempio concreto sull’impatto dell’AI sugli sviluppatori: uno sviluppatore che si limita a scrivere codice rischia di essere sostituibile; uno sviluppatore che utilizza l’AI per accelerare lo sviluppo, ma soprattutto è in grado di definire architetture e validare soluzioni, diventa invece più centrale.
Allo stesso modo, un data analyst focalizzato sul reporting rischia di perdere rilevanza, mentre chi evolve verso interpretazione dei dati e supporto alle decisioni aumenta il proprio valore.
Il punto chiave: non vince chi sa più tecnologia, ma chi sa usarla per generare impatto.
Impatto dell’AI sui principali ruoli IT
Se si osserva il mercato in modo granulare, emerge chiaramente che l’AI non impatta tutti i ruoli allo stesso modo. La variabile chiave non è tanto la tecnologia in sé, quanto il tipo di attività svolta all’interno del ruolo: più è standardizzabile, più è esposta all’automazione; più è complessa e decisionale, più viene valorizzata.
Per questo è utile leggere l’impatto dell’AI non per “funzione aziendale”, ma per singolo ruolo, considerando sia il livello di esposizione sia le azioni necessarie per rimanere competitivi.
Segue una analisi di EgoValeo sull’impatto dell’AI sui principali ruoli IT, affiancati da alcuni suggerimenti operativi.
Ruoli IT a rischio AI
Questi ruoli sono i più esposti all’automazione, perché includono molte attività standardizzabili e ripetitive.
| Ruolo IT | Livello impatto AI | Descrizione impatto | Azioni da intraprendere |
|---|---|---|---|
| Software Developer (Junior) | Alto | Automazione di coding, debugging e task ripetitivi; riduzione learning operativo | Accelerare su system design, uso avanzato AI, problem solving |
| QA / Test Engineer | Alto | Automazione testing e validazione | Transizione verso test automation e CI/CD |
| Data Analyst | Alto | Automazione analisi e dashboard | Evolvere verso interpretazione dati e supporto decisionale |
| Help Desk / Supporto L1 | Molto alto | Sostituzione con chatbot e AI | Upskilling verso supporto tecnico avanzato (L2/L3) |
| Frontend Developer | Medio-Alto | Generazione automatica UI e componenti standard | Specializzarsi su UX avanzata, performance, accessibilità |
| System Administrator | Medio-Alto | Automazione gestione infrastruttura | Transizione verso cloud e automation |
Ruoli IT con impatto AI medio
Questi ruoli non vengono sostituiti, ma cambiano in modo significativo: parte delle attività viene automatizzata, aumentando il livello di complessità richiesto.
| Ruolo IT | Livello impatto AI | Descrizione impatto | Azioni da intraprendere |
|---|---|---|---|
| Backend Developer | Medio | Automazione logiche standard e API semplici | Rafforzare competenze su sistemi distribuiti e scalabilità |
| Full Stack Developer | Medio | Parte execution automatizzata; richiesta maggiore autonomia | Aumentare ownership end-to-end e capacità progettuale |
| IT Project Manager | Medio | Automazione task operativi di gestione | Rafforzare governance, gestione stakeholder e delivery |
| Engineering Manager | Medio (evolutivo) | Gestione team più piccoli e AI-enabled | Ottimizzare produttività e qualità del delivery |
Ruoli IT con impatto AI basso (o addirittura positivo)
Questi ruoli sono i meno esposti e, in molti casi, beneficiano direttamente della diffusione dell’AI.
| Ruolo IT | Livello impatto AI | Descrizione impatto | Azioni da intraprendere |
|---|---|---|---|
| Software Developer (Senior) | Medio-Basso (positivo) | Aumento produttività e leverage; maggiore responsabilità tecnica | Evolvere su architettura, code review, guida tecnica |
| DevOps / Cloud Engineer | Basso (positivo) | AI come acceleratore di automazione infrastrutturale | Approfondire platform engineering, sicurezza, automazione avanzata |
| Cybersecurity Specialist | Molto basso (in crescita) | Aumento minacce AI-driven; maggiore complessità | Specializzarsi su AI security e threat detection avanzata |
| Data Engineer | Basso | Forte domanda per gestione dati e pipeline | Rafforzare data architecture, real-time e data quality |
| AI / ML Engineer | Molto basso (in crescita) | Ruolo centrale nello sviluppo e integrazione AI | Approfondire MLOps, scalabilità e integrazione sistemi |
| Product Manager (Tech) | Basso (positivo) | AI come supporto a decisioni e roadmap | Integrare AI nei prodotti e guidare sviluppo data-driven |
| CTO (Chief Technology Officer) | Basso (trasformativo) | Ridefinizione strategia tecnologica | Guidare adozione AI e trasformazione organizzativa |
| CISO (Chief Information Security Officer) | Molto basso (critico) | Crescita rischi cyber legati all’AI | Rafforzare strategie di sicurezza e risk management |
| Data Protection Officer (DPO) | Basso (in crescita) | Impatti AI su privacy e trattamento dati | Gestire compliance GDPR e nuove normative AI |
| AI Governance Lead / AI Ethics Specialist | Molto basso (emergente) | Nuovi requisiti su bias, explainability, accountability | Definire policy e framework di utilizzo AI |
Questa tabella evidenzia tre dinamiche chiave:
- i ruoli più esposti sono quelli con forte componente operativa e ripetitiva
- i ruoli più resilienti sono quelli legati a architettura, dati e sicurezza
- i ruoli emergenti sono quelli che gestiscono governance e integrazione dell’AI
In sintesi: il valore si sta spostando da fare a decidere, progettare e governare.
L’impatto dell’AI su recruiting e selezione
L’intelligenza artificiale impatta anche il modo in cui le aziende attraggono e selezionano talenti IT.
Il recruiting diventa meno “operativo” e più strategico: non si tratta più di gestire volumi di candidature, ma di identificare e valutare profili ad alto impatto, in un mercato sempre più selettivo.
Il problema non è più trovare candidati, ma distinguere quelli davvero rilevanti.
Cosa cambia concretamente:
- Maggiore selettività. Meno assunzioni, ma più mirate: le aziende cercano profili con competenze profonde e autonomia decisionale.
- Valutazione tecnica più strutturata. I colloqui diventano più approfonditi e orientati al problem solving. La valutazione tecnica diventa più approfondita. Non basta conoscere l’AI, conta come viene applicata.
- Scarsità di profili “AI-ready”. I candidati capaci di integrare davvero l’AI nel proprio lavoro sono pochi e molto richiesti.
- Crescita della ricerca diretta. I migliori talenti non sono attivi sul mercato: aumenta il peso dell’head hunting IT rispetto agli annunci tradizionali, la ricerca dei candidati diventa attiva e più mirata.
- Nuovi criteri di selezione. Oltre alle skill tecniche, si valutano capacità di adattamento, visione e impatto sul business.
Il recruiting IT entra in una fase più matura: meno quantità, più qualità. Il vero vantaggio competitivo non è avere più candidati, ma identificare quelli giusti, con criteri più evoluti e coerenti con il nuovo contesto guidato dall’AI.
EgoValeo, nei contesti in cui il ruolo è critico, opera con ricerca diretta e valutazione tecnica reale. Per saperne di più, fissa con noi una call conoscitiva.
Conclusione
L’intelligenza artificiale non sta cancellando il lavoro IT, ma sta alzando l’asticella. Riduce lo spazio per attività standardizzate e aumenta il valore di competenze più profonde: architettura, integrazione, capacità decisionale e comprensione del contesto.
Per i professionisti significa una cosa chiara: non basta aggiornarsi, serve riposizionarsi. Chi integra l’AI nel proprio modo di lavorare aumenta il proprio impatto; chi rimane ancorato a logiche puramente esecutive rischia di perdere rilevanza.
Per le aziende, invece, la sfida è ancora più strategica: non si tratta solo di adottare nuove tecnologie, ma di costruire team in grado di utilizzarle davvero, combinando competenze tecniche, visione e capacità di esecuzione.
In questo scenario, il vantaggio competitivo non è nell’AI in sé, ma nelle persone che sanno trasformarla in valore.
FAQ
A nostro avviso no. L’AI non sostituirà gli sviluppatori nel loro complesso, ma automatizzerà molte attività operative come coding ripetitivo e debugging. Il ruolo evolverà verso progettazione, architettura e controllo degli output generati dall’AI. I profili che sapranno integrare questi strumenti aumenteranno il proprio valore.
I ruoli più esposti sono quelli con attività standardizzabili: developer junior, QA manuale, data analyst focalizzati sul reporting e supporto tecnico di primo livello. Meno esposti sono i ruoli legati a architettura, dati, cybersecurity e integrazione di sistemi complessi.
Per restare competitivo è fondamentale sviluppare competenze su system design, problem solving e utilizzo concreto dell’AI nel proprio lavoro. Non basta conoscere i tool: serve saperli integrare nei processi e generare valore. Anche le competenze trasversali, come la comprensione del business, diventano centrali.
Il recruiting diventa più selettivo e meno basato sul volume. Le aziende cercano meno candidati, ma più qualificati, con capacità di lavorare con l’AI. Aumenta il peso della ricerca diretta e della valutazione tecnica approfondita, perché distinguere i profili realmente rilevanti è sempre più complesso.

Partner di EgoValeo
Ho maturato una lunga esperienza professionale in ambito IT ed Organizzazione, rivestendo ruoli dirigenziali di CIO in grandi aziende nelle industries dei servizi HR, del banking e della pubblica amministrazione. Ingegnere elettronico, ho speso i primi anni della mia carriera in una società di consulenza internazionale ed ho conseguito un master alla Bocconi di Milano. Sono partner di EgoValeo e consulente esperto di Digital Transformation.
