IT Manager: ruolo e competenze principali
Il ruolo dell’IT Manager
L’IT Manager è il professionista responsabile della gestione e della supervisione dei sistemi informativi aziendali. Coordina i team IT, definisce la roadmap tecnologica, presidia l’implementazione di soluzioni avanzate e garantisce continuità operativa, performance e sicurezza dell’infrastruttura.
In un contesto in cui la digitalizzazione è un fattore competitivo, l’IT Manager assicura che la tecnologia sia allineata agli obiettivi strategici, ottimizzando processi e costi, abilitando l’innovazione e riducendo l’esposizione a rischi e minacce informatiche.
In molte PMI italiane l’IT Manager è, di fatto, il Responsabile IT dell’azienda. È la stessa figura che si occupa di infrastruttura, fornitori, sicurezza e progetti digitali, anche se il titolo formale può cambiare.
La scelta di un IT Manager incide direttamente sulla solidità della funzione IT e sulla capacità dell’organizzazione di governare evoluzione tecnologica e compliance. Per tali ragioni spesso, per la ricerca di questo profilo, le aziende si affidano a società di head hunting specializzate in IT.
Cosa fa un IT Manager in azienda
Un IT Manager non si limita soltanto a “gestire l’informatica”: governa l’infrastruttura tecnologica su cui si regge l’intera operatività dell’azienda. È la figura che garantisce che sistemi, applicazioni, dati e sicurezza funzionino in modo continuo, sostenibile e allineato agli obiettivi di business.
In termini operativi, le mansioni di un IT Manager includono la gestione dell’infrastruttura, il coordinamento dei fornitori, la sicurezza dei dati, il governo dei progetti digitali e il controllo dei costi IT.
Nella pratica quotidiana l’IT Manager è responsabile di quattro aree chiave.
Continuità operativa (Run)
Assicura che reti, server, cloud, applicazioni e postazioni di lavoro siano sempre disponibili. Questo significa gestire incidenti, prevenire downtime, definire piani di backup e disaster recovery, monitorare le performance dei sistemi e coordinare fornitori e team interni quando qualcosa smette di funzionare. In molte aziende è la persona che risponde direttamente quando un fermo IT blocca produzione, vendite o logistica.
Evoluzione dei sistemi (Build)
Traduce le esigenze del business in progetti tecnologici concreti: nuovi ERP, CRM, migrazioni cloud, integrazioni tra applicazioni, automazioni dei processi. L’IT Manager definisce le priorità, governa i progetti, controlla tempi e budget e decide quali soluzioni adottare e quali dismettere, evitando che l’IT cresca in modo caotico.
Sicurezza e gestione del rischio (Secure)
Proteggere dati, utenti e infrastrutture è una responsabilità centrale. L’IT Manager definisce policy di sicurezza, gestisce accessi e identità, coordina patching e protezione degli endpoint, valuta i rischi cyber e prepara l’azienda a audit, incidenti e attacchi. In settori regolati, è anche il punto di contatto tra IT, compliance e direzione.
Governance tecnologica (Govern)
È il custode dell’architettura IT: decide come devono dialogare i sistemi, quali standard adottare, quali fornitori utilizzare e come distribuire il budget tra mantenimento dell’esistente e innovazione. In questo ruolo l’IT Manager non è un esecutore, ma un decisore che deve bilanciare costi, rischio e valore per il business.
In sintesi, un buon IT Manager non “fa funzionare i computer”, ma costruisce e governa l’ecosistema digitale dell’azienda, rendendolo affidabile, sicuro e capace di sostenere la crescita. È per questo che, soprattutto in PMI e realtà in trasformazione digitale, il suo impatto è spesso paragonabile a quello di un direttore operativo.
IT Manager in PMI e in corporate: cosa cambia
In una PMI l’IT Manager è spesso più “hands-on”, con responsabilità ampia e maggiore contatto con l’operatività. In contesti corporate il ruolo tende a essere più orientato a governance, reporting, vendor management e coordinamento di più stream (infrastruttura, applicativi, security), con processi e standard più formalizzati.
Anche il canale di recruiting cambia: in PMI la platea è più ampia, mentre in corporate spesso servono profili con esperienza su governance e vendor management. In questi casi la ricerca attiva IT permette di raggiungere candidati che non stanno monitorando annunci, ma sono aperti a valutare un progetto credibile.
Deliverable tipici dell’IT Manager
L’IT Manager non “fa solo coordinamento”: deve generare deliverable che rendono governabile l’IT, riducono il rischio e aumentano prevedibilità e trasparenza verso il business.
- Service Catalog: elenco servizi IT con owner, SLA, orari, canali di supporto, criticità
- Mappa applicativa (Application Portfolio): applicazioni, dipendenze, obsolescenza, rischi, roadmap
- Asset Inventory / CMDB (almeno minimo vitale): asset, configurazioni, responsabilità, lifecycle
- SLA/OLA e RACI: cosa garantisce IT, cosa garantiscono i fornitori, chi decide/cosa approva
- Incident & Problem Management pack: classificazione P1–P4, runbook, post-mortem, backlog cause radice
- Change Management policy + calendario change: CAB, criteri di approvazione, finestre, rollback plan
- Piano di continuità operativa (BCP/DR): RPO/RTO per servizi critici, test periodici, evidenze
- Piano di sicurezza operativa: patching, hardening baseline, IAM/MFA, log & monitoring, gestione endpoint
- Roadmap 12–18 mesi: iniziative, priorità, dipendenze, business case, rischi e quick win
- Budget IT e consuntivazione: forecast, scostamenti, cost allocation (se possibile per centro di costo/servizio)
- Vendor management pack: contratti, KPI, governance meeting, piani di miglioramento, gestione escalation
- Documentazione architetturale “fit-for-purpose”: standard, diagrammi high level, decision log (ADR)
Competenze dell’IT Manager: tecniche, gestionali e di leadership
Un IT Manager combina visione tecnica, governo operativo e leadership. In pratica, deve essere credibile con i tecnici e affidabile per il business.
Competenze tecniche (capire e decidere, non “fare tutto”)
- Infrastruttura & Cloud: architetture ibride, networking, endpoint, monitoring, backup/DR
- Applicazioni business: ERP/CRM, integrazioni, processi core (vendite, produzione, logistica)
- Dati: basi di data governance, accessi, qualità e continuità del dato
- Security fundamentals: IAM, patching, EDR, gestione vulnerabilità, principi di risk-based security
- Architettura & standard: evitare soluzioni “a silos”, prevenire lock-in su vendor
Competenze gestionali (governance, numeri e priorità)
- Prioritizzazione: distinguere “urgente” da “importante” (run vs change)
- Budget & cost management: TCO, licenze, contratti, razionalizzazione costi IT
- Project/Delivery management: tempi, scope, dipendenze, qualità, rilascio in produzione
- Incident & service management (ITSM): SLA, escalation, continuità operativa, MTTR
- Vendor management: selezione fornitori, negoziazione, controllo performance e SLA
Competenze di leadership (far funzionare persone e stakeholder)
- People leadership: guidare team interni, coordinare consulenti e partner
- Stakeholder management: dialogo con CEO/CFO/Operations, traduzione tecnico→business
- Decision making: saper dire “no” motivato, gestione delle eccezioni, trade-off
- Comunicazione in crisi: incidenti, downtime, cyber event (chiarezza, metodo, responsabilità)
Un IT Manager valido non si misura dalla lista di tool che conosce, ma da tre capacità: governare l’operatività, far evolvere i sistemi e ridurre rischio e costi mantenendo il business in movimento.
Molte di queste competenze non emergono da CV o certificazioni, ma soltanto a valle di una valutazione tecnica strutturata, che metta alla prova decisioni, priorità e approccio operativo, oltre alla teoria.
Come diventare IT Manager
Per diventare IT Manager è necessario un percorso formativo di carattere tecnico o scientifico, seguito da una rilevante esperienza maturata in ambito IT.
Un IT Manager generalmente proviene da un percorso di formazione tecnica ed ha conseguito una laurea specialistica in materie come Ingegneria, Informatica, Matematica o Economia
Il percorso accademico è spesso perfezionato con un master in IT Management, come quello di SDA Bocconi, oppure con corsi di formazione finalizzati all’ottenimento di certificazioni specifiche per IT Manager.
Tuttavia l’esperienza ottenuta sul campo in ambito IT, dopo aver rivestito ruoli con responsabilità crescenti, è imprescindibile per formare le competenze tecniche e trasversali necessarie.
Il networking professionale, la formazione continua, la partecipazione a conferenze, la lettura di libri e riviste specializzate, la partecipazione a webinar ed infine il confronto con i fornitori, contribuiscono a tenere aggiornate le competenze tecniche.
Le qualità necessarie per rivestire il ruolo di Responsabile IT
Per ambire a rivestire il ruolo di Responsabile IT occorre possedere una combinazione unica di abilità tecniche e capacità gestionali.
Al cuore di questo ruolo c’è una solida comprensione delle tecnologie informatiche, che permette di guidare efficacemente i team IT e di gestire progetti complessi.
Un buon Responsabile IT deve avere anche un’acuta visione strategica per anticipare le esigenze tecnologiche future dell’organizzazione, per garantire flessibilità e capacità nell’adattarsi rapidamente ai cambiamenti del settore.
Capacità come il problem solving, il pensiero critico, la gestione efficiente del budget e la comunicazione efficace sono altrettanto importanti in questo ruolo.
Infine, il Responsabile IT deve essere propositivo, al fine di poter proporre agli stakeholders aziendali le modalità ottimali per sfruttare le opportunità offerte dalle nuove tecnologie.
EgoValeo affianca professionisti in ambito IT ed Engineering nella valutazione di opportunità coerenti con competenze, esperienza e contesto di lavoro.
come si misura l’impatto di un IT Manager
Un IT Manager non si valuta solo “a sensazione”. Ci sono indicatori che aiutano a misurare qualità del servizio, efficienza e rischio. L’obiettivo non è collezionare dashboard, ma usare pochi KPI utili per decidere e migliorare.
KPI ITSM (servizio e continuità)
Indicatori come MTTR, tasso di incident ricorrenti, change failure rate e rispetto degli SLA dicono se l’IT è stabile e governato. Se incident e urgenze aumentano, di solito manca standardizzazione o manutenzione preventiva.
KPI economici (costi e controllo)
Costo per postazione, TCO, spesa per vendor, ottimizzazione licenze e saving ottenuti sono segnali concreti. Un IT Manager porta valore anche quando elimina sprechi e rende i costi prevedibili.
KPI security e compliance (rischio)
Patching, vulnerability management, audit findings e tempi di remediation raccontano il livello di rischio. Non serve essere un CISO, ma serve governare i fondamentali: accessi, backup, continuità e gestione delle eccezioni.
EgoValeo affianca le aziende nella selezione di profili tecnici IT ed Engineering, valutati su competenze, metodo di lavoro e complessità reale del ruolo.
Approfondisci: Head Hunting IT | Head Hunting Engineering
IT Manager / CIO / IT Director: differenze
Le aziende usano titoli diversi, ma in generale cambiano orizzonte temporale e ampiezza di responsabilità.
- IT Manager: presidio operativo e gestionale dell’IT, qualità del servizio, delivery, budget e team.
- IT Director: governance su scala più ampia, più funzioni e più livelli di responsabilità; spesso supervisione di più manager.
- CIO: focus strategico e trasformazione digitale, allineamento con il board e impatto sul business, con una visione multi-annuale.
Quanto guadagna un IT Manager
La retribuzione di un IT Manager varia molto perché dipende dal perimetro reale del ruolo. Non è solo “anni di esperienza”: contano responsabilità e complessità.
Fattori che incidono di più: dimensione azienda, settore, numerosità del team, budget gestito, livello di autonomia decisionale, presenza di reperibilità, e soprattutto ampiezza dello stack (infrastruttura, security, applicativi, cloud). Anche i benefit cambiano: MBO, auto, piani di welfare, formazione, e in alcuni casi stock o retention bonus.
| Seniority | Range RAL medio |
|---|---|
| Junior | 45.000 - 50.000 Euro |
| Middle | 50.000 - 55.000 Euro |
| Senior | 55.000 - 60.000 Euro |
| Lead | 80.000 - 90.000 Euro |
EgoValeo utilizza dati di benchmark retributivo IT per leggere queste differenze in modo oggettivo.
Quando NON serve un IT Manager
Non tutte le aziende hanno bisogno di un IT Manager strutturato. In alcune fasi della vita di un’organizzazione, introdurre questa figura troppo presto può addirittura aggiungere complessità senza creare vero valore. In genere non serve un IT Manager quando:
L’IT è ancora un servizio di supporto, non una funzione critica
Se l’azienda utilizza pochi sistemi standard (posta, gestionale, qualche applicazione cloud) e l’operatività non dipende in modo diretto dall’IT, un buon fornitore esterno o un MSP ben organizzato è spesso sufficiente.
Non esiste un vero budget IT da governare
Quando non ci sono scelte da fare tra “mantenere” e “investire”, tra sicurezza e nuove funzionalità, tra fornitori diversi, il ruolo di governo tipico dell’IT Manager non ha ancora spazio per esprimersi.
I progetti sono sporadici e di bassa complessità
Se l’azienda non sta affrontando migrazioni, integrazioni, crescita internazionale, compliance o modernizzazione dei sistemi, la gestione può rimanere in mano a un referente interno affiancato da consulenti.
Serve più coordinamento che direzione
In molte PMI è sufficiente un IT Coordinator o un referente digitale che faccia da ponte con i fornitori, senza la necessità di una figura manageriale a tempo pieno.
In questi contesti, anticipare l’assunzione di un IT Manager rischia di creare una struttura più pesante di quanto il business richieda. La figura diventa davvero strategica quando l’IT smette di essere un costo da tenere sotto controllo e diventa una leva su cui si gioca continuità operativa, sicurezza e crescita.
FAQ
L’IT Manager è un professionista che coordina le attività informatiche di un’azienda, gestendo risorse tecnologiche e personale, per garantire efficacia ed efficienza dei sistemi informativi.
L’IT Manager è più vicino all’operatività e alla governance dei servizi. Il CIO lavora su strategia e trasformazione digitale, con un orizzonte più lungo e maggiore responsabilità verso il board.
Un mix: basi solide su infrastruttura/cloud e cybersecurity, capacità di gestione (budget, roadmap, vendor), e competenze di leadership per allineare team e stakeholder.
Dipende dal contesto, ma ITIL/ITSM è spesso un buon punto di partenza. A seguire certificazioni di project management e basi security/compliance aiutano soprattutto in aziende strutturate.
Dipende da responsabilità, dimensione azienda, settore, budget e team gestito. A parità di titolo, due ruoli possono avere perimetri molto diversi e quindi range retributivi distanti.

Partner di EgoValeo
Ho maturato una lunga esperienza professionale in ambito IT ed Organizzazione, rivestendo ruoli dirigenziali di CIO in grandi aziende nelle industries dei servizi HR, del banking e della pubblica amministrazione. Ingegnere elettronico, ho speso i primi anni della mia carriera in una società di consulenza internazionale ed ho conseguito un master alla Bocconi di Milano. Sono partner di EgoValeo e consulente esperto di Digital Transformation.
