Certificazioni IT Manager 2026: quali scegliere (ITIL, PMP, CISM, CISSP, Cloud, TOGAF)
L’importanza delle certificazioni per gli IT Manager
Nel 2026 un IT Manager non viene valutato solo per “quanto ne sa” di tecnologia, ma per come governa servizi, rischi, persone e investimenti.
La differenza, in molte aziende, non la fa la singola scelta tecnica: la fa la capacità di tenere insieme continuità operativa, cybersecurity, performance dei team, vendor management e sostenibilità economica del cloud.
In questo scenario le certificazioni, se scelte bene, diventano uno strumento concreto: aiutano a strutturare competenze, parlare la lingua del business e aumentare credibilità quando si prendono decisioni che impattano budget e operations.
Dal punto di vista aziendale, queste certificazioni sono anche un indicatore utile per capire seniority e maturità del ruolo: qui trovi una guida su come selezionare un IT Manager.
Questa guida raccoglie le certificazioni più utili per un IT Manager, con un approccio pratico: quando hanno senso, cosa dimostrano e come sceglierle.
Come scegliere la certificazione giusta
La domanda corretta non è “quale certificazione va di moda”, ma:
- Che tipo di IT Manager sei oggi?
- Quale contesto stai gestendo?
- Quale responsabilità ti verrà chiesta nei prossimi 12-18 mesi?
Un IT Manager che lavora in una multinazionale regolamentata ha priorità diverse rispetto a chi guida un reparto IT in una PMI in forte crescita.
Stesso titolo, lavoro diverso.
Per orientarti, puoi ragionare per aree:
- IT Service Management (ITSM) → qualità e stabilità dei servizi
- Project/Program Delivery → delivery, tempi, governance del lavoro
- Cybersecurity management → rischio, compliance, resilienza
- Cloud & piattaforme → migrazioni, architetture, operatività
- Enterprise Architecture → roadmap, integrazioni, standardizzazione
- Governance e controllo → decisioni e misurabilità
IT Service Management: quando devi far funzionare i servizi, ogni giorno
ITIL 4 (Foundation + percorsi avanzati)
ITIL resta una delle basi più solide per un IT Manager che gestisce servizi, processi e qualità operativa.
Nel 2026 ha ancora senso soprattutto perché ti aiuta a mettere ordine su:
- incident e problem management
- change management
- SLA e KPI di servizio
- catalogo servizi e customer experience interna
- miglioramento continuo
Non è solo “teoria”. È un framework che permette di ridurre rumore operativo, chiarire responsabilità e aumentare trasparenza con stakeholder e fornitori.
Se lavori in realtà strutturate, ITIL è spesso la certificazione più “spendibile” sul mercato, sia lato IT interno sia in outsourcing.
Project e Program Management: quando la tua credibilità passa dal delivery
PMP (Project Management Professional)
La PMP è ancora tra le certificazioni più riconosciute quando un IT Manager deve dimostrare capacità di gestione progetti complessi, dipendenze, stakeholder e execution.
Non è “una certificazione da PM puro”: diventa particolarmente utile quando l’IT Manager ha in mano iniziative che impattano sistemi, processi e persone.
È ideale se ti trovi spesso in queste situazioni:
- roadmap con milestone obbligate
- più team coinvolti, anche esterni
- vincoli di budget e governance
- reportistica periodica verso direzione o board
Nel 2026 resta un riferimento per chi vuole consolidare un profilo manageriale credibile anche fuori dal perimetro IT.
PRINCE2 ver. 7
PRINCE2 è una scelta efficace soprattutto in contesti dove il metodo viene richiesto “per standard”, spesso in aziende molto strutturate e in ambienti con governance formalizzata.
Se il tuo lavoro è orientato a documentazione, stage gate e controllo, PRINCE2 può essere un acceleratore di allineamento interno.
Cybersecurity: serve leadership, non solo competenza tecnica
Negli ultimi anni la sicurezza è uscita dal recinto “del reparto IT”.
Nel 2026 la cybersecurity è business continuity, protezione del valore, reputazione. E soprattutto: responsabilità.
Un IT Manager non deve per forza essere un Security Engineer, ma deve saper impostare governance, priorità e processi. Qui le certificazioni fanno davvero la differenza.
CISM (Certified Information Security Manager)
CISM è una delle credenziali più coerenti per un IT Manager che lavora su:
- governance della sicurezza
- gestione del rischio
- security program management
- incident management (a livello direzionale)
È molto adatta a chi deve presidiare sicurezza e compliance, interfacciandosi con HR, legal, audit e direzione generale.
In sintesi: ti posiziona come manager della sicurezza, non come tecnico.
CISSP (Certified Information Systems Security Professional)
La CISSP è più ampia, più impegnativa, spesso percepita come “gold standard” in ambito security.
È ideale quando l’IT Manager deve avere una visione end-to-end dei domini di sicurezza, anche per guidare scelte architetturali e organizzative.
Scelta tipica per:
- aziende enterprise
- contesti regolamentati
- ruoli con forte esposizione su cyber e resilienza
Cloud: oggi è infrastruttura, domani è governance e costi
Nel 2026 il cloud non è più una novità: è un’infrastruttura reale, con dinamiche operative e finanziarie molto precise.
Un IT Manager non deve diventare “cloud engineer”, ma deve poter:
- prendere decisioni su architetture e trade-off
- governare fornitori e modelli di servizio
- impostare criteri di sicurezza e compliance
- controllare costi, scaling e performance
AWS – certificazioni di architettura (es. Solutions Architect)
AWS continua a essere uno standard per dimostrare competenze su scelte architetturali, progettazione di sistemi e best practice.
È particolarmente utile se lavori in ambienti con microservizi, integrazioni complesse, scalabilità e requisiti di continuità.
Microsoft Azure (es. Azure Administrator)
In molte aziende italiane Azure è ormai il perno dell’infrastruttura, soprattutto in ecosistemi Microsoft.
Una certificazione Azure è utile quando l’IT Manager gestisce:
- identità e accessi
- governance del tenant
- sicurezza e policy
- networking e provisioning
Non serve “per fare il tecnico”. Serve perché ti consente di parlare in modo serio con operation, security e partner.
Google Cloud – per ecosistemi data/AI
Google Cloud è spesso molto presente in contesti data-driven. Ha senso in aziende dove data platform e analytics sono centrali e i team lavorano con pipeline e servizi gestiti.
Enterprise Architecture: quando devi costruire una roadmap che regga
In molte aziende il punto critico non è fare un progetto. È non rompere tutto il resto mentre lo fai.
Qui entra in gioco l’architettura: standard, integrazioni, regole, governance delle scelte.
TOGAF (10th Edition)
TOGAF è una certificazione adatta a un IT Manager che vuole consolidare capacità su:
- target architecture
- allineamento tra business e IT
- portfolio applicativo e integrazioni
- standardizzazione e decision making
Non è per tutti. Ma in contesti complessi dà struttura e linguaggio comune.
E soprattutto: aumenta la qualità delle decisioni.
Agile: utile, ma solo se lo governi davvero
Scrum (certificazioni per Scrum Master)
Scrum è spesso presente in modo esplicito o implicito, soprattutto dove lo sviluppo software è una componente importante.
Per un IT Manager ha senso se la certificazione viene usata per capire davvero come funzionano:
- team cross-funzionali
- backlog e priorità
- delivery iterativo e continuous improvement
- gestione delle dipendenze
Non è un “badge”. È un modo per evitare che Agile resti una parola nei PowerPoint.
Quali certificazioni contano di più in base al tuo obiettivo
Ecco una tabella che elenca le certificazioni utili in base all’obiettivo di carriera.
| Obiettivo | Certificazione consigliata (prima scelta) | Quando aggiungere altro | Integrazioni utili |
|---|---|---|---|
| Stabilizzare l’IT e ridurre disservizi | ITIL 4 | Se hai molti servizi attivi, ticketing elevato, SLA da rispettare, utenti interni “critici” | CISM / CISSP (se security è centrale), COBIT (se serve governance) |
| Guidare progetti complessi e trasformazioni | PMP (oppure PRINCE2) | Se gestisci programmi multi-team, roadmap con milestone, budget e stakeholder complessi | ITIL 4 (se i progetti impattano i servizi), Cloud cert (se migrazione/modernizzazione) |
| Aumentare maturità e governance sulla cybersecurity | CISM | Se devi strutturare processi, risk management, incident management e coordinamento security | CISSP (se il ruolo è molto esposto su cyber/resilienza), ITIL 4 (per integrazione con operations) |
| Governare ambienti cloud, piattaforme e fornitori | AWS / Azure / Google Cloud (in base allo stack) | Se devi prendere decisioni su architetture, SLA, costi cloud, vendor e modelli di servizio | CISM (security governance), ITIL 4 (service delivery), TOGAF (se enterprise integration) |
| Costruire una roadmap IT multi-anno | TOGAF | Se gestisci portfolio applicativo, integrazioni, standard e target architecture | PMP (per execution della roadmap), COBIT (per governance), Cloud cert (se roadmap è cloud-first) |
Percorsi consigliati (roadmap 6–12 mesi)
Percorso “IT Manager in azienda strutturata”
- ITIL 4
- PMP (o PRINCE2 7 se più richiesto internamente)
- CISM
È un percorso equilibrato: operations + delivery + risk management.
Percorso “IT Manager in crescita (PMI, scale-up, gruppo in espansione)”
- PMP
- Certificazione Cloud (AWS o Azure)
- ITIL 4
Qui di solito il problema è delivery e scalabilità, non la teoria.
Percorso “IT Manager con forte responsabilità su sicurezza e continuità”
- CISM
- ITIL 4
- CISSP (se vuoi consolidare autorevolezza completa)
È la strada tipica per chi lavora in contesti regolamentati o ad alta esposizione al rischio.
Errori comuni da evitare
- Fare una certificazione perché “ce l’hanno tutti”, senza un obiettivo chiaro.
- Scegliere un percorso troppo tecnico quando la funzione è manageriale.
- Accumulare credenziali ma non tradurle in risultati, KPI, processi e miglioramenti visibili.
- Non aggiornare il profilo LinkedIn con parole chiave coerenti al ruolo (molte ricerche IT Manager sono keyword-based).
Conclusioni
Nel 2026 le certificazioni non sono un requisito formale. Sono un modo per dimostrare che sai governare complessità, rischi e organizzazione.
La scelta giusta dipende dal contesto, ma la logica è sempre la stessa: competenze utili, misurabili e spendibili.
Un IT Manager efficace non è quello che “sa tutto”. È quello che fa funzionare l’IT come servizio, non come reparto tecnico.
Se invece stai cercando un IT Manager da inserire in azienda, qui trovi il nostro approccio di Head Hunting IT.
FAQ
Dipende da cosa devi governare nel quotidiano. ITIL 4 è la scelta migliore se il tuo focus è la stabilità dei servizi, la riduzione dei disservizi e la gestione di SLA/processi operativi. PMP è più indicata se lavori su progetti complessi, trasformazioni e coordinamento di stakeholder, budget e delivery.
CISM è spesso più coerente per un IT Manager perché è orientata a governance, risk management e gestione del programma di sicurezza. CISSP diventa più sensata quando il ruolo è molto esposto su cybersecurity end-to-end, resilienza e decisioni che impattano architetture e controlli su più domini.
Sì, se hai responsabilità su piattaforme, fornitori e costi. Una certificazione cloud non serve per imparare i comandi, ma per prendere decisioni migliori su architettura, rischi, compliance, continuità operativa e controllo del cloud spend, parlando la stessa lingua di team tecnici e partner.

Partner di EgoValeo
Ho maturato una lunga esperienza professionale in ambito IT ed Organizzazione, rivestendo ruoli dirigenziali di CIO in grandi aziende nelle industries dei servizi HR, del banking e della pubblica amministrazione. Ingegnere elettronico, ho speso i primi anni della mia carriera in una società di consulenza internazionale ed ho conseguito un master alla Bocconi di Milano. Sono partner di EgoValeo e consulente esperto di Digital Transformation.
